B-Log "della cittadinanza e dell'impegno", "del leggere e dell'educare" e di altro ancora di varia umanità.


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lunedì, novembre 16, 2009

Se il divino diviene il problema. 49 Roghi, uno.

 

“ A prescindere “. Così avrebbe detto quel grande della commedia dell’arte. Quel grande che non c’è più. “ A prescindere “ dal colore della pelle, dallo stato sociale, dalla credenza confessionale o religiosa. La vita in quanto tale “ a prescindere “. La vita in quanto tale merita rispetto. O meriterebbe rispetto. Sempre e comunque. Ed ovunque. A chi oggi si leva in difesa della vita, della sacralità della vita in nome di una incerta confessionalità, sarebbe cosa buona e giusta rammentare, o far conoscere, ché la memoria e la conoscenza non sono alla portata dei tanti, in quale dispregio la vita sia stata tenuta e considerata nei tempi andati da una confessionalità distorta e confusa. Ove si parla di un tale a nome Domenico Scandella, familiarmente detto Menochio. Che aveva visto la luce del signore nell’anno 1532 in un borgo nomato Montereale sulle amene colline friulane. Bandito dal borgo suo per anni due a seguito di una rissa negli anni del signore 1564 e 1565. Di professione mugnaio. E sì che aveva messo in atto il comandamento divino di crescere e moltiplicarsi, per la qualcosa aveva impalmato una giovine dalla quale aveva avuto ben sette figli; nel conto, anche altri quattro che erano morti per la durezza della vita a quel tempo. Diligentemente inquisito dalla sacra romana chiesa, al suo poco caritatevole giudice, il canonico Giambattista Maro, vicario generale dell'inquisitore di Aquileia e Concordia, ebbe a dire che la sua attività era di essere “ monaco, maragòn, segar, far muro et altre cose". Denunciato il 28 di settembre dell’anno del signore 1583 il povero Menochio fu preso in cura da quell'Uffizio santo con l'accusa di aver pronunciato parole "ereticali e empissime" su Cristo. Al povero Menochio fu ascritta la grave colpa non solo di essere un bestemmiatore, ma di avere addirittura cercato di diffondere le sue opinioni, argomentandole "praedicare, et dogmatizzare non erubescit". Sulla peccaminosità del vivere e del pensare soprattutto, ché vivere senza pensare non è peccato alcuno da che è stato creato il mondo, sulla peccaminosità del povero Menochio non sarebbe stato possibile avere dubbi a seguito di una sua singolarissima esposizione cosmogonica della quale era giunta, al quel santo Uffizio, un'eco inquietante: “ Io ho detto che, quanto al mio pensier et creder, tutto era un caos, cioè terra, aere, acqua et foco insieme; et quel volume andando così fece massa, aponto come si fa il formazo nel latte, et in quel diventorno vermi, et quelli furno gli angeli; et la santissima maestà volse che quel fosse Dio et li angeli; et tra quel numero de angeli ve era anche Dio (...) fece poi Adamo et Eva, et populo in gran moltitudine per impir quelle sedie delli angeli scacciati. La qual moltitudine non facendo li commendamenti de Dio, mandò il suo figliol, il quale li Giudei lo presero, et fu crocifisso. (...) “ Visse Menochio il tempo suo a pieno, tempo dominato da fatti grandi e complessi che concorsero a sconvolgere la vita sua e del tempo suo: l'invenzione della stampa e la Riforma. E sì che gli sconvolsero la vita; anzi gliela strapparono proprio. Peccato suo grande fu, tramite la novella “ diavoleria “ della stampa, la possibilità di porre a confronto i libri con la tradizione orale in cui era cresciuto e pasciuto, e trovare così finalmente le parole per sciogliere il grumo di idee e fantasie che avvertiva dentro di sé. E la Riforma poi, ahimè, gli diede l'audacia di comunicare ciò che sentiva al prete del villaggio, ai compaesani, agli inquisitori, anche se non potette, come avrebbe voluto, dirle in faccia al vescovo di Roma, ai confratelli Cardinali, ai Principi. Mal gl’incolse. Punirne uno per insegnare ai tanti. Sul povero Menochio e sulla sua tragica fine ne ha scritto dottamente Franco Cordero ne “ I roghi di Calvino “ pubblicato sul quotidiano “ la  Repubblica “ del  12 di maggio dell’anno del signore 2007. Di seguito ne trascrivo.  


“ ( … ) Menochio Scandella è un mugnaio friulano, alfabeta, musico, onesto, benvoluto, con un difetto, anzi eccesso: ha letto qualcosa in fonti pulite; ignora le dispute cattolico - protestanti, né spaccia fantasie profetiche; rispetta le autorità; vive quieto, buon cristiano, ma avendo «cervelo sutil», pensa, abito pericoloso; l' Inquisitore del Friuli lo dichiara eretico, anzi eresiarca: i fabbricanti d' eresie vanno al rogo; ringrazi Iddio della prigione a vita. Due anni dopo esce, malamente segnato. Ne passano 14 e torna in prigione perché pensava ancora, parlandone a quattr' occhi. I recidivi non hanno scampo. L' inquisitore chiuderebbe gli occhi, visto che presto morrà da solo: non può, gli soffia sul collo l' Eminentissimo Giulio Antonio Santori, mancato papa nel conclave 1592; esegua «virilmente» la condanna; e sotto Natale 1598 anche Menochio rende l' anima nelle fiamme; «Dio è aere», era uno dei suoi delitti verbali. ( … ) “

Postato da: Ettore a 19:55 | link | commenti
se il divino diviene

lunedì, novembre 09, 2009

Strettamente personale. 11 “ … non toglieteci il crocifisso. “

 
" Badolato Superiore. Calabria. Monastero Madonna della salute. Cristo ligneo. Foto di Aldo Ettore Quagliozzi "

“ … non toglieteci il crocifisso .” Non appaia, a chi mi conosce, a chi ha letto con infinita pazienza del mio scribacchiare, a chi conosce quindi il mio pensare, non appaia provocatorio se non irriverente il titolo scelto per il post. Io, semplicemente, non difendo il crocifisso. Anche se alla sua “ ombra “ inquietante ho trascorso e trascorro la mia vita. Come tutti o i tanti di questo paese, sono stato cooptato, ancora in fasce, in una confessione religiosa. Una delle tante. Depositaria di una sua verità. E niente altro. Cooptato senza saperlo. Senza volerlo. Confessione religiosa che, con il trascorrere dei miei anni, mi è divenuta sempre più estranea, un camicia di forza della quale non è semplice liberarsi. La sua azione costrittiva continua infatti nelle occasioni del vissuto sociale; dover fare i conti con un’appartenenza che non mi appartiene più e da un pezzo. Ho fatto mio da tempo un pensiero, di quelli pesanti, ritrovato nel corso della lettura del volume “ La vita eterna “ – edito da Laterza ( 2007 ) - di Fernando Savater. Scrive l’illustre Autore alla pagina 170 del Suo splendido lavoro: “ ( … ) L’esistenza di Dio è tanto desiderabile che difficilmente può essere vera… Sarebbe troppo bello! ( … )“ Sono a questo punto per le questioni importanti della mia vita. Questioni che non eludo. Questioni che continuano a turbarmi. Continuo la mia ricerca. E se l’ipotesi probabilistica della esistenza di un dio non mi interessa più di tanto, così come non mi interessa impegnarmi nel confutare l’ipotesi stessa, ben altra cosa mi accade per quanto riguarda quell’uomo, se realmente esistito, a nome Gesù figlio di Giuseppe. Quell’uomo ha del fascino e come tale mi sono tante volte accostato a conoscerne la storia e la vita. Storia e vita sulle quali incombe un mio personale dubbio: sarà realmente esistito? E’ certo però che della sua (im)probabile esistenza me ne sono fatto carico, non per altro per le parole alte sue che ci sono state trasmesse nei secoli. Trasmesse da altri. E sulle parole sue e sui suoi insegnamenti al bene nulla da obiettare. Ben diverso diviene il mio atteggiamento allorquando mi sfiorano affermazioni teologali o confessionali che inducano a credere ad una divinità insita in quell’uomo. Se quell’uomo avesse avuto veramente una sua divinità avrebbe dovuto, avendo sconfitto la morte, caso unico ed irripetuto, avrebbe dovuto dopo la sua resurrezione, nel corso dei secoli, intraprendere una sua personale azione di giustizia contro coloro che hanno abusato del nome suo e del suo improbabile sembiante. Avrebbe dovuto menare per aria quel legno, sul quale ci raccontano siano finiti i suoi giorni, menarlo a mo’ di clava possente, per colpire gli sfruttatori degli inermi e degli indifesi, come furono i colonizzatori cosiddetti cristiani del nuovo mondo; e frantumare quel legno sulle schiene dei condottieri cosiddetti cristiani che guidarono orde selvagge ed avide di sangue e ricchezze a seminare morte e rovine nel corso delle cosiddette crociate; e bastonare con quel legno duro tutti quegli uomini fattisi giudici supponenti ed arroganti di altri uomini, giudici crudeli che condannarono in nome suo, nel corso dei secoli, inermi esseri umani alla estinzione sui roghi in nome di una confessione che ha avuto in così sommo dispregio la vita umana in quanto tale. Ed uguale trattamento col duro legno della sua croce meriterebbero quei suoi seguaci che oggigiorno delinquono nel loro quotidiano dimenandosi in forza dell’avidità del possesso e del denaro. Ed ancora, una bastonatura con quel legno antico sarebbe necessaria per tutti quei suoi seguaci che, sempre col nome suo in bocca, infangano i suoi insegnamenti nel campo della morale pubblica, della famiglia, e nello sfruttamento di altri esseri umani per le loro lascive tendenze. Bastonarli con quel legno del Golgota; questa giustizia, una divinità fattasi uomo, avrebbe dovuto rendere reale. Nella sua divinità avrebbe dovuto divellere dalle tante pareti dei tanti edifici sparsi per questo orrendo mondo quella sua tragica rappresentazione, artificiosamente creata, e che di certo non corrisponde alle sue fattezze umane, qualora il Gesù figlio di Giuseppe fosse realmente esistito, morto e tornato in vita a dispetto di tutte le leggi della natura. Come ha potuto restare indifferente ai fumi densi risalenti nei cieli della vecchia Europa dai campi di sterminio nazisti? In quei fumi milioni di anime innocenti si sono involate verso l’alto dei cieli. Saranno state accolte dal dio dei cristiani? O scacciate e menate per i sentieri della dannazione eterna non avendo fatto parte di una confessione particolare, la confessione della chiesa di Roma? Ho conosciuto anche un Gesù letterario attraverso l’opera del premio Nobel Josè Saramago. E’ il Gesù figlio di Giuseppe rinvenuto nel libro del grande Autore “ Il Vangelo secondo Gesù “. Orbene, è a quel Gesù che sono rimasto ancorato, aggrappato come ad una solida roccia, un essere terreno che soffre e che ama, anche carnalmente, la sua Maria di Magdala. A quel Gesù ed ai suoi insegnamenti, se ci sono stati, dovremmo fare riferimento. E pensarlo all’uomo che è stato. Di seguito trascrivo, in parte, un “ pezzo “ a firma di Pippo Delbono, pezzo di recente pubblicato sul quotidiano l’Unità. Il pezzo ha per titolo “ Il crocifisso, il suo potere unisce destra e sinistra “. E la cosa preoccupa, in verità, assai.

 

“ ( … ) … non toglieteci il crocifisso . Quell’oggetto che ci ricorda il peso di quella colpa che ci portiamo dietro dal tempo in cui siamo nati. La colpa di aver peccato, di aver tradito Dio, la famiglia, la sessualità del vero maschio, l’esserci lasciati traviare dai desideri più animali. Quel crocifisso sotto il quale se ti penti potrai continuare anche a ripeccare e a ripentirti, e a ripeccare e ripentirti dieci, cento, mille volte. Abbiamo visto i corruttori, gli assassini dello stato, uccidere persone nei campi di detenzione per stranieri, nelle prigioni, nei manicomi, sotto quelle tristi croci. Abbiamo visto i più grandi capi della camorra, della mafia, colpevoli di crimini atroci, nei loro covi con i crocifissi al collo. «Dio, non permetterò che tu muoia dentro di me», diceva Etty Hillesum, un’ebrea morta nel campo di concentramento di Auschwitz, poco prima di entrare nella camera a gas. Tra le ultime parole dette dal Cristo appeso a quella croce ci sono, se non ricordo male, queste: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato». Quell’accanimento fanatico a conservare quell’oggetto simbolo, sembra dettato piuttosto dalla paura di perdere un potere, un dominio (che obbliga la gente a tenere la testa bassa sotto quella croce), che da un vero desiderio di spiritualità e fede. Non sarebbe forse meglio, al posto dei crocifissi scrivere sui muri, citando altre parole del Cristo, «Ama il prossimo tuo come te stesso»? ( … ) “

Postato da: Ettore a 12:20 | link | commenti (3)
strettamentepersonale

venerdì, novembre 06, 2009

Cattivi pensieri. 2 “ La fattoria degli italiani “

 

Cattivi pensieri. Sono quelli che ti frullano nella mente per l’intiera giornata. E che al sopraggiungere della sera continuano a girarti per la mente. Un ronzio fastidioso. Come di insetto impertinente. Che provi ad allontanare. Poi a schiacciare addirittura. Ma se ne stanno lì, a tormentarti. Sono cattivi pensieri, per l’appunto. E fare cattivi pensieri di questi tempi è brutta cosa assai. Ma succede di scoprire che anche altri fanno cattivi pensieri. Non ti serve molto fare una simile scoperta. Non ti allevia il fastidio. Ma tant’è. Cogli i cattivi pensieri altrui e te li coltivi. Ci giri attorno. Non puoi non condividerli. Disse qualcuno che a far cattivi pensieri certe volte ci si indovina. Che cosa? Quel tale è passato per un saggio. Conviene allora coltivare cattivi pensieri. Che per caso non si possa diventare saggi?


“ Quando si chiede agli italiani cosa pensano della politica, ormai la reazione più moderata è il disgusto, più spesso l’anatema. E non sono solo i cittadini a fuggire dalla politica: anche svariati politici la disertano. Non contenti di dar vita a un confronto pubblico di ineguagliata rozzezza e astiosità, dimostrano anche un sovrano disprezzo, per non parlare della crassa ignoranza, per le regole base della democrazia parlamentare. Ecco allora dilagare il populismo alla vaccinara di chi pretende di fare e disfare senza rendere conto a chicchessia, minando le istituzioni alla base del bilanciamento dei poteri; ecco il potere giudiziario definito illegittimo e il parlamento inondato di decreti. Una deformazione grottesca del sistema democratico che culmina nella figura di Silvio Berlusconi, con il suo esplosivo connubio di inadeguata formazione politica e totale assenza di una cultura del limite. Il popolo identificato con il leader, un Capo che si crede investito di una missione divina, veste più volentieri i panni del benefattore che quelli del buon amministratore e usa il suo immenso potere nel più disinvolto dei modi. Queste sono le caratteristiche attuali della democrazia italiana, ormai alla deriva. La domanda è:i cittadini sono ancora in grado di ribellarsi a chi li vuole popolo bue, acriticamente intruppati dietro il leader padrone? La buona politica e la normalità non sono mai sembrate tanto lontane. “

 

Il cattivo pensiero di oggi è stato trascritto dalla seconda di copertina del volume “ La fattoria degli italiani “ di Piero Ignazi edito da Rizzoli.

Postato da: Ettore a 19:45 | link | commenti
cattivipensieri

giovedì, novembre 05, 2009

Samizdat. 31 “ Se non fai la legge ad personam vai dentro. “

 

“ La corruttela dei costumi è mortale nelle repubbliche, utile nella tirannie e monarchie assolute. Questo solo basta a giudicare della natura e differenza di queste due sorte di governi. “ Da “ Zibaldone “ di Giacomo Leopardi.


“ Se non fai la legge ad personam vai dentro. “
Straordinario leggere una tale dichiarazione? Non tanto poi. E’ una dichiarazione in sintonia con i tristi e cupi tempi che siamo chiamati a vivere. E’ la splendida, sincera ammissione di uno che se ne intende. Al secolo, Fedele Confalonieri, intervistato da Claudio Sabelli Fioretti per conto del quotidiano “ La Stampa “. Titolo dell’intervista: "La democrazia ha dei freni che a Silvio danno fastidio". Ne riporto di seguito ampi stralci. E se ciascuno degli italiani provasse a farsi fare leggi ad personam, cosa ne sarebbe del cosiddetto bene comune? O il cosiddetto bene comune è solamente un modo di dire? Sono straordinari questi uomini del signor B. Pensate a quello che lo definì “ l’utilizzatore finale “. Che è sempre quello per il quale la legge è sì uguale per tutti, ma non nella sua applicazione. Cose da uscirne pazzi. Da fare allibire l’alta Corte. E’ uguale o non lo è uguale per tutti la legge? E quell’altro che lo poneva non primo tra pari, ma assiso sulla vetta dell’Olimpo come il sommo Giove. Non ci sono limiti alle improvvisazioni su questa terra; si improvvisa come nella migliore tradizione della commedia dell’arte. Solo che non si è su di un palcoscenico ma nelle stanze del potere. Potere inteso come assoluto, senza bilanciamenti di sorta.


“ ( … ) C.S.F. Il senso dello Stato? La magistratura è importante.

F.C. «I giudici sono potenti e ci tengono ad esserlo. Berlusconi si difende».

C.S.F. Scappando dai processi, cambiando le leggi…

F.C. «Le leggi ad personam? Le fa per proteggersi. Se non fai la legge ad personam vai dentro. Una volta dentro, poi non ti chiedono scusa. È il sistema della giustizia in Italia. I magistrati sono gli unici che non pagano mai: irresponsabili».

( … ) C.S.F.  Glielo dice a Berlusconi che i comunisti non ci sono più?

F.C. «Glielo dico. Ma bisogna ammettere che è un ottimo argomento di vendita».

C.S.F. Politica e marketing…

F.C. «Se funziona... In fondo gli altri, pur di vendere copie, gli danno del pedofilo».

C.S.F. Molta ambizione…

F.C. «D’accordo, era pieno di sé, si sentiva migliore di quelli che vedeva intorno. Lui ha un naturale superiority complex. Si potrebbe dire che è un po’ bauscia. Ma ha dimostrato che è bravo: può permettersi queste cose».

( … ) C.S.F. Gira su YouTube un video con le bugie di Berlusconi…

F. C. «Berlusconi parla troppo. Prenda la vicenda D’Addario. Se non diceva un cavolo, in tre giorni finiva. Le dieci domande di Repubblica? Dissi a Silvio: - Fregatene. Non le legge nessuno -. E invece lui va a parlarne a Porta a Porta. Gli italiani lo votano per quello che fa di giorno. Quello che fa di notte non interessa nessuno».

( … ) C.S.F. Si parlava delle bugie.

F.C. «Qualche balla la racconta, ma “pour enjoliver la verité”, abbellire la verità. I grandi venditori sono anche dei grandi cacciaballe...».

( … ) C.S.F. Politicamente come si definisce?

F.C. «Un conservatore».

C.S.F. Più di Silvio?

F.C. «Molto di più. Ma con D’Alema, Veltroni, Bersani riuscirei a parlare. Lui no, lui vuole conquistarli e convertirli».

( … ) C.S.F. Le gaffes di Silvio.

F.C. «Sono quelli che hanno i sopracciò che si scandalizzano. Le persone normali si divertono».

( … ) C.S.F. Lei ha detto una volta: Berlusconi è un Ceausescu buono.

F.C. «Intendevo un sovrano illuminato, tipo Re Sole».

C.S.F. Lui dice: «Purtroppo non ho il cinquantun per cento»...

F.C. «Trattare non gli piace. Gli riesce difficile prendere atto che la democrazia pone dei freni. Silvio è un uomo del fare. I freni gli danno fastidio. Ma non è un dittatore come dicono».

C.S.F. Non lo difende un po’ troppo?

F.C. «Allora le dico: qualche volta ci mette del suo».

C.S.F. Facciamo un esempio?

F.C. «Non doveva tirare in ballo Napolitano. Doveva tacere. Ma sa una cosa? L’acrimonia contro di lui è stata maggiore dei suoi errori. Dice Re Lear: - I’m a man more sinned against than sinning -. Una citazione per darci un po’ di arie».

C.S.F. Diamoci le arie ma traduciamo.

F.C. « Si è peccato contro di me più di quanto io abbia peccato. Ma le dirò di più».

C.S.F. Dica.

F.C. «Se Berlusconi si fosse limitato alla televisione, oggi avrebbe più del novanta per cento dei consensi. Ma ha voluto giocare in prima persona. E ha spaccato in due il Paese». “

Postato da: Ettore a 20:12 | link | commenti (3)
samizdat

mercoledì, novembre 04, 2009

Cattivipensieri. 1 “ Keep It Simple, Stupid. “

 

Cattivi pensieri. Sono quelli che ti frullano nella mente per l’intiera giornata. E che al sopraggiungere della sera continuano a girarti per la mente. Un ronzio fastidioso. Come di insetto impertinente. Che provi ad allontanare. Poi a schiacciare addirittura. Ma se ne stanno lì, a tormentarti. Sono cattivi pensieri, per l’appunto. E fare cattivi pensieri di questi tempi è brutta cosa assai. Ma succede di scoprire che anche altri fanno cattivi pensieri. Non ti serve molto fare una simile scoperta. Non ti allevia il fastidio. Ma tant’è. Cogli i cattivi pensieri altrui e te li coltivi. Ci giri attorno. Non puoi non condividerli. Disse qualcuno che a far cattivi pensieri certe volte ci si indovina. Che cosa? Quel tale è passato per un saggio. Conviene allora coltivare cattivi pensieri. Che per caso non si possa diventare saggi?

 

“ ( … ) L’Italia vive da quindici anni in una bolla politica e mediatica, il berlusconismo. Mezza Italia, per la verità: la più felice. Chi guarda la bolla da fuori si preoccupa, si incazza, si strazia per capire come un trucco tanto facile abbia stregato milioni di adulti che non volevano crescere. Chi vive dentro la bolla si sente leggero, avvolto, protetto come un bambino, in un mondo pieno di colori, dove sono scomparse le faccende complesse, noiose. E’ ottimista, per lui nessun problema può sfuggire alla più facile delle soluzioni. Osserva quelli in basso e ride: Keep It Simple, Stupid. ( … ) “

 

P.s. Il cattivo pensiero di oggi è di Curzio Maltese ed è contenuto nel Suo ultimo lavoro che ha per titolo “ La bolla. La pericolosa fine del sogno berlusconiano “, edito da Feltrinelli.

Postato da: Ettore a 13:26 | link | commenti
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